Politica

I tassisti romani, incappucciati, contano più della Sicilia
in ginocchio. Preti isolani alla testa dei Forconi. Da Santoro le prime liberalizzazioni

20 gennaio 2012 10:38
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Dopo avere ascoltato in religioso silenzio girandosi e rigirandosi sulla sedia il rosario di “incidenti” capitati a Roberto Formigoni, fra una gita e l’altra sugli yacht degli amici facoltosi, Alessandra Mussolini ha rotto l’incantesimo, uscendosene con un “Eh che cazzo, ce l’avete sempre con lui”. Da lì a poco, in un altro momento topico del programma, “Servizio Pubblico”, Michele Santoro, persa la pazienza, ha evocato lo stesso strumento, rivolgendosi ai partiti, colpevoli di non rappresentare le ragioni di chi protesta nelle piazze d’Italia: “Che cazzo fate, dove siete?”.

La rabbia malandrina di due personaggi noti al grande pubblico – la sanguigna nipote del Duce e il conduttore più cocciuto della storia televisiva del paese – ha fatto da apripista alle liberalizzazioni, anticipando di alcune ore il decreto del Consiglio dei Ministri. La parola più usata dagli italiani, “cazzo”, infrequentabile nelle piazze mediatiche per ragioni di decenza, dopo l’invettiva del comandante De Falco contro Schettino, è entrata a vele spiegate nel linguaggio televisivo, grazie alla signora Mussolini, che così può rivendicare al genere femminile la sua primogenitura, ed a Michele Santoro, che dal canto suo può vantare – tra gli altri meriti – di averla introdotta, la parola naturalmente, in regime di pari opportunità.



Dobbiamo esserne lieti? Il cazzeggio aiuta a sopravvivere, non a vivere. E le pari opportunità spesso non regalano equità quando sono ingiuste ed incomprensibili. “Servizio Pubblico” ha mostrato uguale attenzione ai tassisti romani ed ai Forconi siciliani, gli altri media hanno fatto peggio, offrendo maggiore spazio ai tassisti che alla rivolta siciliana, “mascariata” subito dal sospetto di infiltrazioni mafiose, perché in Sicilia qualunque cosa avvenga, dal furto dei robivecchi al vandalismo scolastico, dalle tangenti al gangsterismo duro e puro, viene caricato di mafiosità. È come se si mettesse il cappello su una sedia vuota, ed è una cosa che non fa capire niente a nessuno e paralizza, più di quanto non lo sia giù per le furberie politiche, l’economia della Sicilia.

I tassisti incappucciati che si azzuffano accanto a Palazzo Chigi a Roma, indisturbati, seguiti passo passo in prima serata dai telegiornali e radio nazionali, non destano alcun sospetto, i blocchi di cittadini tranquilli nei paesini siciliani (come s’è visto, affiancati da sacerdoti e donne di chiesa) subiscono il sospetto del crimine organizzato.

Spiazzati dall’eterogeneità della rivolta – non solo gli autotrasportatori, ma la gente delle campagne e del mare – quanti si sono sentiti fuori dalla protesta, come accade sempre, l’hanno “mascariata”. Così, la tensione sociale, inascoltata e bistrattata, si carica di frustrazioni oltre che di bisogni inevasi e diventa pericolosa.

Invece che “mascariare” con la mafia e l’antipolitica anche i pretini siciliani, che non hanno nulla a che spartire con qualche prepotente che fa la voce grossa nel gotha dei Forconi, promotori dell’operazione Vespri siciliani, sarebbe bene che si spendessero parole per raccontare come stanno le cose in Sicilia e nel Sud, dove due giovani su tre sono senza lavoro, 600 mila siciliani se ne sono andati negli ultimi dieci anni al Nord o all’estero, è ripreso l’esodo biblico, mentre il governo padano “mazziava” il Sud e il suo Presidente prometteva Piani Marshall ogni tre mesi.

 

Da Palermo se ne sono andati via in due anni 29 mila giovani, tutti istruiti e formati, da Napoli più di centomila. Il tasso di trasferimento dalle scuole superiori alle facoltà universitarie è sceso del 72 per cento. Dal brain drain, la fuga dei cervelli, siamo passati al brain waste, lo spreco dei cervelli, avverte lo Svimez.

L’Unioncamera ha rifatto i conti, scoprendo che la ricchezza prodotta per abitante nel Sud raggiunge a stento i due terzi della media nazionale; secondo dati Istat il reddito medio delle famiglie è più basso di un quarto rispetto a quello del Nord e circa il 13 per cento sopravvive a livelli di povertà, il doppio del Centro Italia e il triplo rispetto al Nord.

In più, i meridionali devono sopportare, impotenti, le stronzate di qualche coglione che in nome della Padania libera addebita a Roma ladrona il razzismo antinordico. 

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Anonimo 05 febbraio 2012   11:53

 

Sicilianomiomalgrado

Sveglio, sei ancora in “ascolto?”.

Non è difficile comprendere che nelle condizioni descritte nel precedente brano, fare impresa per creare lavoro in Sicilia sia cosa veramente difficile. La constatazione di quanto ho descritto, congiunta all’ “aborto” di tentativi onesti, ma non supportati da adeguata competenza, va ad aggravare sempre più l’ innato, e ben alimentato, FATALISMO del siciliano, che nel proporre un’ iniziativa imprenditoriale inesistente in Sicilia, si sente rispondere immancabilmente, e con commiserazione: “Cu ti porta”, “cu tu faci fari”, “fatti u misteri chi sa fari”. E non manca la sottolineatura che: “Sti cosi si ponnu fari a Milanu, a Torinu : no in Sicilia! Efficaci iniezioni di … ardimento! Ma, forse hanno ragione. Forse che in Sicilia si può fare la “polenta”, e al nord la “pasta con le sarde?”. I matti possono pensarlo!

Sintesi di tutto: Una “Nube tossica” sulla nostra testa, intossica la mente. “Cu nesci arrinesci”, perché si disintossica. Sarebbe possibile impiantare “in Sicilia” un’apposita CLINICA per la disintossicazione in loco? Mi limito a questa unica domanda, ma ne risparmio tante. Buona fortuna e buona Domenica a tutti.

                                                                                                                                Antonio Dovico

P.S. Ho trascurato volutamente di parlare del fattore mafioso, o quello del malaffare politico, non per sottovalutazione del peso che essi hanno nella sventura della Sicilia, ma per ovvie ragioni di brevità, e di rispetto dell’ospitalità concessami dal Sito. Con l’occasione ringrazio la Redazione.

Anonimo 04 febbraio 2012   10:51

 

Sicilianomiomalgrado

Sveglio

Chiedo scusa per il ritardo e … continuo.

Per “Terzo fattore” intendo la mappa delle negatività “umane” che si respirano sotto la “nube tossica” a cui ho fatto cenno in precedenza. Elencarle tutte richiederebbe libri. Sintetizzo in una sola di esse, forse la madre di tutte, consistente nella spiccata individualità (non saprei dire quanto connaturata) del siciliano. Questa caratteristica gl’impedisce di “legare”, spesso, anche col fratello carnale. A maggior ragione non lega col socio. La diffidenza reciproca è elemento dissociante che sottrae vigore al concorso di idee necessario per favorire la nascita, la crescita e la vita duratura di una società. A onor del vero non è che la diffidenza non sia fondata, vista la radicata tendenza tutta siciliana a fottere il compagno.

Questa spiccata attitudine, si manifesta ancora più energica per fottere la ”compagnia”, di qualunque tipo essa sia.

Quando, per esempio, da parte della Politica si approntano provvedimenti per eliminare disoccupazione e scompensi economici, tipo una legge per indennizzare i pescatori penalizzati dal fermo biologico, tutti diventano per incanto pescatori, minando così lo scopo, la sostanza e l’efficacia del provvedimento. La stessa cosa avviene nell’agricoltura, nell’allevamento e in tutte le occasioni simili che si possono sfruttare. La “Latritudine” (fraudolenza, per i puristi della lingua), è sempre in agguato, nel furbo siciliano. Non parliamo delle truffe nei confronti della Regione e dello Stato, quando finanziano iniziative industriali per creare lavoro. Ottenuti i lauti finanziamenti, alla scadenza dei vincoli temporali, se non prima, tutto si squaglia come neve al sole, e chi s’è visto s’è visto. In compenso si “vedono” chiari gli effetti sull’Isola.

Anonimo 02 febbraio 2012   11:21

 

Sicilianomiomalgrado

@Sveglio

Credo che quanto ho scritto finora della Sicilia dia un’idea e una misura reale del potenziale naturale e umano, che potrebbe renderla in ricchezza uguale alla California e, ove ce ne fosse la necessità e la volontà, militarmente potente non meno di Israele, Stato che, sebbene piccolo, gode grande riguardo internazionale. Dai detti requisisti ne discenderebbe un’influenza politica più importante dell’Italia tutta, compresa la tronfia Padania di quell’uomo-macchietta maestro di trivialità, che con il dito medio alzato, la rappresenta in maniera teatralmente efficace.

Potrebbe “ESSERE”, la Sicilia, ma non “ È “. Anzi: “È SEMPRE MENO!”, giorno dopo giorno. Il male che la consuma?

Nel commento del 27 - 01 ore 11,49 gli ho dato un nome: “Terzo fattore”. Attiene ai “nati” nella Trinacria. Non nascono inferiori, anzi! Purtroppo una “nube tossica” permanente staziona nel cielo siciliano, deprimendo il dinamismo e l’iniziativa imprenditoriale degli abitanti. Esco dalla metafora, per essere compreso da tutti. Se nessuno ha difficoltà a riconoscere, per innegabile esperienza, la veracità del detto siciliano, secondo il quale: “CU NESCI ARRINESCI”, allora ecco che il “Terzo fattore” negativo non è frutto della mia fantasia, ma è qualcosa che determina realmente la condizione infelice della nostra terra.

 

Anonimo 31 gennaio 2012   11:24

 

 

Sicilianomiomalgrado

 

@svelto

Io gliela concedo, e in più le riconosco il merito di aver dato i natali a uomini illustri nel campo della letteratura, della musica, della scultura, del teatro, della politica, come Vittorio Emanuele Orlando, riconosciuto artefice del riscatto dell’onta di Caporetto, di Napoleone Colajanni, don Sturzo, Giorgio La Pira, che da democratico cristiano “siciliano”, è andato a fare il sindaco nella rosso-fuoco Firenze, dove insieme al rimpianto, ha lasciato un ricordo incancellabile che si tramanda fino alle generazioni presenti. E nella scienza, ci si può dimenticare di Ettore Majorana, o Antonino Zichichi, ancora in vita? E che dire di Giuseppe Bellanca, nato a Sciacca nel 1886, emigrato prima a Milano, e da qui in America, ove, insieme al fratello, ha fondato un’industria aeronautica d’avanguardia? Quanti sanno che il conte Giovanni Agusta, fondatore della fabbrica Aermacchi, la quale, oltre che velivoli d’avanguardia, ha prodotto le gloriose e stravincenti moto da corsa MV, era di origini siciliane? Sveglio, se oltre a te, c’è qualcun’atro che mi segue, non pensa che sia paradossale il contrasto tra una Sicilia fatta grande da stranieri, mentre i suoi figli possono valorizzare il loro talento solo allontanan dosi da essa, per trovare migliori condizioni altrove? Un saluto.

Anonimo 30 gennaio 2012   17:48

 

 

Sicilianomiomalgrado

 

@Sveglio

A quanto pare la Redazione … ci sta, e io continuo.

In passato qualcuno attribuiva allo scirocco la fiacchezza imprenditoriale dei siciliani, ma i grandi vinai inglesi Withaker, Ingham, Hopps, Woodhouse, abituati alle brume della Gran Bretagna, non dovevano rimanere asfissiati dallo scirocco?

Non solo sono sopravvissuti, ma hanno creato grande ricchezza per sé e per la Sicilia. Non erano siciliani neppure Ignazio e Paolo Florio, che venendo dalla Calabria hanno fondato da noi la gloriosa dinastia dei Florio. Sveglio, mi puoi opporre che loro allo scirocco ci erano abituati, ed è vero, ma non sono rimasti a dondolarsi sulla “naca”, sotto la fresca ombra di un albero. Allora, Sveglio, con questa arringa aggiunta alle precedenti, vogliamo concedere “assoluzione piena” alla calunniata Terra Siciliana?

Anonimo 30 gennaio 2012   10:49
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 gennaio 2012. Visualizza »

Innanzitutto ringrazio la redazione che ci dà la possibilità di interloquire e noi ne approfittiamo.

Caro sicilianomiomalgrado ho letto molti tuoi commenti su Live Sicilia, devo dire che non hai commentato soltanto,li hai inondati di tantissimi commenti, non gli davi neanche il tempo per rispondere, sto scherzando ma erano veramente tanti.

Uno l'ho pure stampato, molto interessante "Se il miracolo fosse possibile, che cinque milioni  di individui siciliani ".......

lo predico e lo faccio da tempo,  in maniera certosina. Purtroppo come ha detto, la sirena pubblicitaria fa bene il suo mestiere, bisogna non demordere e insistere, è quella la strada giusta, il siciliano è distratto.

Oggi però ho poca voglia di scrivere, sono andato come faccio spesso su blog sicilia, ho letto un commento in risposta all'articolo "A noi Schettino a voi Auschwitz " dove un commentatore raccontava di come i meridionali abbiano avuto la loro Auschwitz a Fenestrelle un vero e proprio lager dove i sabaudi facevano scomparire nella calce viva i corpi dei meridionali, perlopiù militari dell'esercito borbonico, ragazzi intorno ai ventanni che non volevano tradire il loro giuramento di fedeltà al loro re e venivano fatti morire di stenti e di freddo, non duravano più di due tre mesi in quelle condizioni, sono andato sulla rete ad approfondire questa storia e sono rimasto letteralmente scioccato e inorridito in quello che ho letto, ho dovuto smettere di leggere e non so se ci ritorno, una cosa infame e ignobile, di cui non si parla mai, si commemorano

le Fosse Ardeatine, Marzabotto, Stazzena e si tace su questo orribile massacro. Ma non erano solo nel forte di Fenestrelle queste immonde stragi di meridionali del sud italia catturati e deportati nel nord dell'italia, ma   

 c'erano una ventina di lager in funzione forse  in tutte le regioni del nord perlopiù in piemonte, ci devo ritornare, tu sapevi'

qualcosa di questo indegno massacro ?     Ci sentiamo più in là.      Saluti   Italianomiomalgrado

 

 

 

Sicilianomiomalgrado

 

@Sveglio

Hai scritto: “Innanzitutto ringrazio la redazione che ci dà la possibilità di interloquire e noi ne approfittiamo”

Ti ringrazio di avermi “risvegliato” dal sonno. Dovevo ringraziare io prima di te la paziente Redazione che ha tollerato la mia maleducazione. Infatti, sono entrato con un bagaglio ingombrante, senza chiedere permesso. Chiedo scusa alla redazione, anche se la mia mancanza deriva più da sbadataggine che da cafonaggine. Alla stessa chiedo di rispondermi cortesemente se, esaurito questo articolo, posso continuare, quando sarà il caso, alla mia maniera con altri articoli. Grazie.

Anonimo 29 gennaio 2012   17:50

 

 

Sicilianomiomalgrado

 

@Svelto

Cito dal mio commento del 27 c. m. , ore 11,49: “…ma rimane il fattore uomo”, dopo aver letto quello del 28 c.m.

ore 18,59 . La domanda che dobbiamo porci è: perché, fatte le debite proporzioni tra la territorialmente grande America e la piccola Sicilia, vi è un divario di comportamento così abissale? Quale “terzo fattore” impedisce alla Sicilia di diventare grande, nel suo piccolo? Perché la fusione di razze umane diverse, in America ha dato risultati differenti da quelli ottenuti in Sicilia? Potrei rispondere alla domanda, ma sarebbe sicuramente soggettiva e difettosa, per la necessità di analizzare le varie dinamiche che determinano realtà diverse, pur partendo da medesime condizioni. In atto, tra i due casi in comparazione abbiamo un’America dalle idee fluide che si adatta prontamente alle situazioni contingenti con azione rapida, sia nel tamponare falle, che nell’approntare nuovi progetti sollecitati dalle circostanze. Direi un’America baciata dal pragmatismo che non si perde in chiacchiere e burocrazia frenanti. Mi permetto un’equazione: Pragmatismo = idee fluide. La barca non s’incaglia e va avanti col vento in poppa. La Sicilia invece è incagliata da anni, e non c’è speranza che si disincagli. Non c’è speranza perché la mentalità rigida siciliana non solo non partorisce idee nuove, ma le soffoca sotto una coltre di critiche quando concepite da altri. Allora, caro Sveglio, sono certo che hai capito che il “terzo fattore”, penalizzante al massimo, non è l’uomo siciliano in sé, ma la rigidità mentale che lo attanaglia, finché non “esce” (non necessariamente col corpo: basta col pensiero) dal proprio habitat naturale, ovvero dalla splendida e pur matrigna Sicilia per respirare un'aria diversa, più fresca, mai respirata in patria.  Ciao.

Anonimo 29 gennaio 2012   16:24

Innanzitutto ringrazio la redazione che ci dà la possibilità di interloquire e noi ne approfittiamo.

Caro sicilianomiomalgrado ho letto molti tuoi commenti su Live Sicilia, devo dire che non hai commentato soltanto,li hai inondati di tantissimi commenti, non gli davi neanche il tempo per rispondere, sto scherzando ma erano veramente tanti.

Uno l'ho pure stampato, molto interessante "Se il miracolo fosse possibile, che cinque milioni  di individui siciliani ".......

lo predico e lo faccio da tempo,  in maniera certosina. Purtroppo come ha detto, la sirena pubblicitaria fa bene il suo mestiere, bisogna non demordere e insistere, è quella la strada giusta, il siciliano è distratto.

Oggi però ho poca voglia di scrivere, sono andato come faccio spesso su blog sicilia, ho letto un commento in risposta all'articolo "A noi Schettino a voi Auschwitz " dove un commentatore raccontava di come i meridionali abbiano avuto la loro Auschwitz a Fenestrelle un vero e proprio lager dove i sabaudi facevano scomparire nella calce viva i corpi dei meridionali, perlopiù militari dell'esercito borbonico, ragazzi intorno ai ventanni che non volevano tradire il loro giuramento di fedeltà al loro re e venivano fatti morire di stenti e di freddo, non duravano più di due tre mesi in quelle condizioni, sono andato sulla rete ad approfondire questa storia e sono rimasto letteralmente scioccato e inorridito in quello che ho letto, ho dovuto smettere di leggere e non so se ci ritorno, una cosa infame e ignobile, di cui non si parla mai, si commemorano

le Fosse Ardeatine, Marzabotto, Stazzena e si tace su questo orribile massacro. Ma non erano solo nel forte di Fenestrelle queste immonde stragi di meridionali del sud italia catturati e deportati nel nord dell'italia, ma   

 c'erano una ventina di lager in funzione forse  in tutte le regioni del nord perlopiù in piemonte, ci devo ritornare, tu sapevi'

qualcosa di questo indegno massacro ?     Ci sentiamo più in là.      Saluti   Italianomiomalgrado

 

Anonimo 28 gennaio 2012   18:59
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 gennaio 2012. Visualizza »

Io sul fattore uomo sarei più ottimista, capisco dal tuo pseudònimo e dal tuo passato che non nutri molta stima sull'homus Trinacriaurus, la trinacria nonostante tutto rimane in piedi, e si che ne ha ricevute di spallate nel corso degli anni, non è facile vivere con un fantasma imposto al popolo siciliano, non ti pare ?

Volevo sapere se hai visitato il sito che ti ho suggerito.  Saluti      Sveglio

 

 

Sicilianomiomalgrado

 

Sveglio,

“ritorniamo ai nostri capponi!”. Chi sono i siciliani? Da escludere gli indigeni, come: Siculi, Sicani, Elimi, dei quali mi pare (ma non lo affermo, perché sinceramente non sono documentato) non siano rimaste tracce di civiltà e della progenie rilevanti. Se in qualche piccoletto al tempo della mia leva poteva essere ravvisato un esemplare di tali razze, oggi non se ne incontrano più, grazie alla buona alimentazione degli ultimi cinquant’anni. I siciliani di oggi, possiamo dirlo tranquillamente perché ce lo racconta la storia, sono un miscuglio di popoli, come Greci, Normanni, Svevi, Francesi, Spagnoli e altre più o meno nutrite rappresentanze del continente Europa. Non mancano Arabi e Nordafricani. La Sicilia crogiuolo di popoli stranieri, quindi, fusi insieme a italiani del nord e del resto della penisola. Un fenomeno paragonabile a quello americano. Fenomeno nel fenomeno: in America abbiamo un popolo patriota, sebbene cosmopolita, che intende e ragiona con il senso dello Stato. In Sicilia abbiamo un popolo cosmopolita di 5.000.000 di cittadini che intendono, ragionano e parlano ciascuno con la “propria voce”. Sveglio, te la immagini una Lega Sicula progettata da un “Patriota Vero”che prometta dignità, onestà e conseguente sviluppo? Sarebbe sepolto sotto un bastimento di arance marce. Tu sai su quali “tipi” nella nostra Sicilia si riversa il consenso plebiscitario.Buona Domenica

Anonimo 28 gennaio 2012   17:23
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 gennaio 2012. Visualizza »

Io sul fattore uomo sarei più ottimista, capisco dal tuo pseudònimo e dal tuo passato che non nutri molta stima sull'homus Trinacriaurus, la trinacria nonostante tutto rimane in piedi, e si che ne ha ricevute di spallate nel corso degli anni, non è facile vivere con un fantasma imposto al popolo siciliano, non ti pare ?

Volevo sapere se hai visitato il sito che ti ho suggerito.  Saluti      Sveglio

Sicilianomiomalgrado

 

Sveglio,

tu sul fattore uomo sei ottimista e puoi continuare ad esserlo. Se mi hai seguito su Livesicilia dal mio esordio (due anni compiuti), dovresti sapere che oltre all’originalità del mio antipatico nomignolo, mi attribuisco quella della serie consecutiva di commenti, che nell’insieme possono formare un opuscolo.

Nell’esporre i miei ragionamenti, l’obbiettivo a cui miro è sempre l’uomo singolo, il quale se è “sveglio”, e ascolta, può suonare la sveglia a chi alla veglia preferisce il sonno. Quindi, questo tentativo mi affranca dal sospetto di pessimismo. Ma non posso dichiararmi nemmeno ottimista, visto che dopo tanti sforzi non sono arrivati i risultati sperati. Però non demordo: so che i semi prendono tempo per germogliare. Se non mi hai seguito su Livesicilia, ti segnalo, in ordine cronologico: <Lombardo: “Vado avanti e faccio il partito del sud”>, e: < Il candidato Zamparini: “voglio scendere in campo”>, e altri. Leggi, e fatti un’idea. Vedrai che ho poche ragioni per essere ottimista, specialmente a causa del suggello di Washington sul primo! Quanto al sito che ti ho suggerito, non ti ho assecondato, per il momento: ma ne tengo conto. Ciao.

 

Anonimo 27 gennaio 2012   21:09
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 gennaio 2012. Visualizza »

Sicilianomiomalgrado

 

 

 

Sveglio,

avevo capito che non hai il cervello sigillato, per questo ti ho ribattezzato “Sveglio”.

Se sei siciliano sveglio per natura, intendo dire che non hai avuto bisogno di varcare lo Stretto per aprire gli occhi sulle realtà diverse dalle nostre senza apprezzarle in blocco, ma distinguendo attentamente le migliori dalle peggiori, ti dico che siamo fratelli. Sicuramente concordi con me che, se tra la Sicilia e la Lombardia vi è un abisso di convenienza economica che spinge i Siciliani verso quella regione, alimentando nel contempo un costante squilibrio demografico che si accentua anno dopo anno, una ragione ci deve essere e va individuata. Limito l’indagine a due soli fattori: quello territoriale e quello umano. Quale dei due ci penalizza? Da escludere a priori il primo, per le ragioni che ho esposto nel mio post del 23 gen. 12:12. Anzi, ti stimolo a ricercare quanti siciliani portano il cognome “Lombardo”, “Genovese”, “Romano”, “Spagnolo”, e avanti con tanti altri meno frequenti, che nei secoli passati hanno assunto il cognome dai luoghi di provenienza della stirpe. Come vedi, Sicilia terra dove scorreva latte e miele per gli “stranieri” dei secoli scorsi, più di quanto lo sia l’America del nostro tempo. Scartata la colpa della Trinacria, è sconsolante ammetterlo, ma rimane il “fattore uomo”. Analizziamolo attentamente per giustificarlo o deprecarlo. (Tu, sveglio, se hai una opinione esprimila: quando non è sciocca [non mi riferisco a te] è sempre arricchente). Ciao.

 

 

 

Io sul fattore uomo sarei più ottimista, capisco dal tuo pseudònimo e dal tuo passato che non nutri molta stima sull'homus Trinacriaurus, la trinacria nonostante tutto rimane in piedi, e si che ne ha ricevute di spallate nel corso degli anni, non è facile vivere con un fantasma imposto al popolo siciliano, non ti pare ?

Volevo sapere se hai visitato il sito che ti ho suggerito.  Saluti      Sveglio

Anonimo 27 gennaio 2012   11:49
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 gennaio 2012. Visualizza »

Io su Live Sicilia non ci vado più da tempo, non mi piace leggere solo a senso unico, è giusto discutere e approfondire per migliorare in tutti i sensi, ti consiglio di cliccare sul sito  "L'Ora del Vespro " e tornare a cliccare tutte gli indirizzi presenti per farsi un'idea generale e poi magari ci risentiamo. Intanto se vuoi continuare con gli effetti dell'emigrazione siciliana al nord o altrove, mi fai cosa gradita in quanto la trovo interessante.  Saluti

Sveglio 

Sicilianomiomalgrado

 

 

 

Sveglio,

avevo capito che non hai il cervello sigillato, per questo ti ho ribattezzato “Sveglio”.

Se sei siciliano sveglio per natura, intendo dire che non hai avuto bisogno di varcare lo Stretto per aprire gli occhi sulle realtà diverse dalle nostre senza apprezzarle in blocco, ma distinguendo attentamente le migliori dalle peggiori, ti dico che siamo fratelli. Sicuramente concordi con me che, se tra la Sicilia e la Lombardia vi è un abisso di convenienza economica che spinge i Siciliani verso quella regione, alimentando nel contempo un costante squilibrio demografico che si accentua anno dopo anno, una ragione ci deve essere e va individuata. Limito l’indagine a due soli fattori: quello territoriale e quello umano. Quale dei due ci penalizza? Da escludere a priori il primo, per le ragioni che ho esposto nel mio post del 23 gen. 12:12. Anzi, ti stimolo a ricercare quanti siciliani portano il cognome “Lombardo”, “Genovese”, “Romano”, “Spagnolo”, e avanti con tanti altri meno frequenti, che nei secoli passati hanno assunto il cognome dai luoghi di provenienza della stirpe. Come vedi, Sicilia terra dove scorreva latte e miele per gli “stranieri” dei secoli scorsi, più di quanto lo sia l’America del nostro tempo. Scartata la colpa della Trinacria, è sconsolante ammetterlo, ma rimane il “fattore uomo”. Analizziamolo attentamente per giustificarlo o deprecarlo. (Tu, sveglio, se hai una opinione esprimila: quando non è sciocca [non mi riferisco a te] è sempre arricchente). Ciao.

 

 

 

Anonimo 25 gennaio 2012   16:57

Io su Live Sicilia non ci vado più da tempo, non mi piace leggere solo a senso unico, è giusto discutere e approfondire per migliorare in tutti i sensi, ti consiglio di cliccare sul sito  "L'Ora del Vespro " e tornare a cliccare tutte gli indirizzi presenti per farsi un'idea generale e poi magari ci risentiamo. Intanto se vuoi continuare con gli effetti dell'emigrazione siciliana al nord o altrove, mi fai cosa gradita in quanto la trovo interessante.  Saluti

Sveglio 

Anonimo 25 gennaio 2012   12:55

 

Sicilianomiomalgrado

A questo punto sono certo che nessuno è tanto “curioso” da seguitare a leggere i miei commenti solitari, a quest’articolo. Ho sprecato tempo e fatica? Se il risultato a cui miravo era il miracolo di convincere con i miei ragionamenti i siciliani di smettere di accampare ragioni storiche(quello che servono sono INIZIATIVE che aprono strade da percorrere per creare storia nuova, perché la vecchia è defunta), o dietrologiche, comparazioni  e simili, per giustificare lo stato pietoso della nostra Sicilia, dico di no: non ci speravo e non miravo a questo risultato. Allora perché mi sono affannato a ragionare, sperando di raccogliere consensi? Semplice. Per constatare personalmente la veridicità di affermazioni fatte da autorevoli siciliani. (Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia, per fare qualche nome) ma non solo, secondo le quali i siciliani sarebbero irredimibili. Ho toccato con mano: la realtà “sembra” dare loro ragione, e quando legittimata dal pensiero di uomini illustri, assume i connotati di verità dogmatica, capace di fiaccare sul nascere qualsiasi tentativo di cambiamento. Ho scritto in altro brano che i siciliani che operano fuori, danno dei punti a tutti. Ma la domanda che mi faccio è: perché fuori dall’Isola i siciliani mostrano di avere cervello, mentre se rimangono in patria languono in una mediocre sopravvivenza? Tanti rispondono con risposte pre masticate, rifiutando di analizzarle criticamente. La realtà del siciliano “sembra”, oppure “è” immodificabile, e quindi ci destina a una vita sempre più grama? Proprio perché abituato all’approfondimento ho voluto saggiare anche su questo sito l’umore dei lettori. Dovrei ammettere che hanno ragione i fatalisti: in Sicilia non c’è niente da fare e “nenti i pigghiari”. Ammetto ma non mi arrendo. Forse sono “io” che non convinco con i miei ragionamenti; come non ho saputo “pensare” e inventare il computer, ma quello che non fatto io qualcun’ altro lo ha fatto. L’uomo giusto per la cosa giusta. Se veramente si può ancora credere in questo essere con la “u” minuscola. Altrimenti non ci resta che invocare e sperare in quell’ "altro" invisibile con la “U” maiuscola. Lui solo ci può salvare!

Anonimo 23 gennaio 2012   17:18

Sicilianomiomalgrado

 

 

@Svelto

Non posso negare e non nego quanto tu affermi, caro Sveglio, e aggiungo di più: non solo è inutile continuare il discorso, ma è inutile addirittura“iniziarlo”. Ne faccio amara esperienza esattamente da due anni, da quando ho allargato lo “studio diretto” della mentalità siciliana dal ristretto ambito del territorio in cui vivo, fino al più vasto campo d’esplorazione costituito dai lettori di Livesicilia. Ne sono uscito sconsolato e dileggiato; solo “apparentemente” meritandomi la cacciata, “successiva al mio abbandono!”. Cose turche. Sai la causa? La mia testardaggine nel perseguire l’approfondimento dei fatti in discussione. Approfondire significa “verificare”, cosa che spesso disturba.

“Io faccio il ragionamento opposto”, tu scrivi, “noi siciliani ci meritiamo quello che abbiamo…”. D’accordo,

ma questa situazione è soddisfacente e non conviene metterla in discussione, o è penalizzante come è, e dobbiamo discuterne per cercare vie d’uscite? In quanto all’Italia se merita o meno la Sicilia può rientrare in un altro tema.

 

Un piccolo appunto caro Sveglio, tu conosci per intero il tuo pensiero, cosa comune per tutti gli individui, ma per confermarlo e arricchirlo è sempre utile conoscere “per intero” anche quello degli altri. Forse tirando in due si può allentare il freno che blocca la macchina. Ciao.

Anonimo 23 gennaio 2012   12:57

Non puoi negare caro Antonio che noi siamo come un'automobile costrettta a camminare con il freno a mano  tirato, se non abbiamo questa consapevolezza è inutile continuare il discorso.

Io faccio il ragionamento opposto, noi siciliani ci meritiamo quello che abbiamo, forse o sicuramente senza forse è l'italia che non si merita la sicilia.   

Anonimo 23 gennaio 2012   12:12

 

 

Sicilianomiomalgrado

@Sveglio,

rispondendo a Anonimo (sei tu?) si capisce perché non posso dirmi “Sicilianoentusiasta”.

Se è vero che l’articolo che mi ha spinto a commentare parla di uno svantaggio esteso a tutto il Sud e non esclusivamente alla Sicilia, è pure vero che questa tra tutte le regioni meridionali si merita il biasimo per essere la cenerentola delle cenerentole. Un’isola con 1000 chilometri di costa, più altri 500 delle isole minori, gode di una ricchezza naturale impareggiabile. Ma come viene sfruttata industrialmente e commercialmente questa potenziale ricchezza, in che percentuale? Penso che un’idea ce la possiamo fare cercando accuratamente negli scaffali e nei banchi frigoriferi dei supermercati. E non è pure ricchezza naturale la posizione geografica-strategica al centro del Mediterraneo? E che dire della bellezza dei monti, del verde dei Nebrodi, dell’Etna, dei panorami incantevoli che si ammirano da monti e colline? Non è terra che incanta i forestieri? E non è ancora terra che consente svariate colture arboree atte a produrre frutti in pianura come in montagna? Ed è forse avara di cereali o di ortaggi? Fin qui ho elencato doni della natura che i siciliani non ci meritiamo, ma non ci meritiamo neppure gli splendidi Monumenti che i “civilizzati” invasori ci hanno lasciato. Non ce li meritiamo, eppure ci vantiamo di possederli!

Anonimo 23 gennaio 2012   10:15
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 Perchè siciliano mio malgrado ?  

Sicilianomiomalgrado

 

Anonimo, dovrei rovesciare la domanda, ma ti rispondo. Certamente non per nascondermi, o perché non amo la mia bellissima Sicilia: non ci sarei rimasto se non fosse così. Confesso che sono orgoglioso di tanti onestissimi siciliani che, come me, "ragionano in proprio", e agiscono nella società per renderla giusta e solidale. Sono invece indignato e "schifiato" di quei "topi" (di fogna <“grossi”> e campagnoli <”piccoli”>) incoscienti e ingordi, che rosicchiano la barca, provocando l'affogamento di chi sulla barca vuole viaggiare "remando con fatica" per farla avanzare tra le onde spesso agitate. Soddisfatta la tua curiosità, la perfeziono informandoti che mi chiamo: Antonio Dovico. Buona giornata... anonimo!

Anonimo 22 gennaio 2012   22:17

 Perchè siciliano mio malgrado ?  

Anonimo 22 gennaio 2012   17:50

Sicilianomiomalgrado

 

 

Caro Anonimo,

quando qualcuno in piazza chiama: Baccalààà…!. e si girano tutti perché portano lo stesso nome, si crea confusione. Per evitarla, d’ora innanzi ti chiamerò Sveglio.

Dunque, Sveglio, sono certo che sui miseri 5 euro non c’è bisogno di chiarimenti, per chi è sveglio di mente come io immagino tu sia. C’è bisogno invece di preghiere, affinché il nonno viva oltre i cento anni. Riprendo il filo del discorso a cui ti dichiari interessato. Una cosa assurda che dovrebbe agitare la mente dei siciliani, sono i cosiddetti viaggi della speranza. Per curare malattie complicate si va soprattutto in Lombardia. Insieme al malato si muovono necessariamente membri della famiglia. Quanto durerà, e quanto costerà il soggiorno in quella regione? Non conosco la cifra, però l’effetto che ne consegue è immaginabile. La Sicilia dimagrisce, mentre la Lombardia ingrassa. Ma perché si va al nord per curarsi, in Sicilia non abbiamo ottimi medici? Li abbiamo, eccome! Ma scappano al nord, e con nostra sorpresa ve li ritroviamo spesso nella funzione di primari amati e riveriti sia dai colleghi che  dai pazienti locali. La cosa strana è che in situazioni simili, quando i siciliani fuorusciti, primeggiando su tutti, si guadagnano stima e rispetto, i corregionali stanziali in generale si ritengono partecipi del favorevole giudizio guadagnato da altri. Questa assunzione di merito “indebito” è, secondo l’esperienza che ho potuto fare nei miei 74 anni di vita, uno dei mali che impedisce la crescita della Sicilia, lasciandola nana, quando potrebbe giganteggiare sul resto delle regioni italiane. A risentirci. Buona notte.

Anonimo 21 gennaio 2012   21:56
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Interessante quello che dici e mi piacerebbe leggere il resto, ma per restare in sicilia e consumare ci voglio pure i soldi, non credi ?

 

Sicilianomiomalgrado

 

Anonimo

 

Cinque euro al giorno!  Giuliano Amato non potrebbe, ma il tuo caro nonno  pensionato che ti vuole tanto bene, aprirà il borsellino per te. Continuerò per te. Buona notte.

Anonimo 21 gennaio 2012   20:57
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Sicilianomiomalgrado

 

 

Ma non è tutto. Arrivati al nord i siciliani affittano un alloggio, incrementando così l’economia del luogo, e di conseguenza lo squilibrio tra Nord e Sicilia. Quando col tempo saranno in condizione di farsi la casa, il divario si estende dall’attività "paracommerciale" a quella edilizia, con l’indotto che feconda l’industria. Non voglio annoiare con ulteriori considerazioni sul tema, ma non posso fare a meno di sfiorare il capitolo “viaggi”. Volente o nolente, il siciliano che si trasferisce al nord, per le svariate cause che si presentano, è costretto a viaggiare un ics numero di volte nel tempo, lui personalmente, o i congiunti rimasti in Sicilia. Parlo per esperienza, avendo un figlio nel Veneto. Spreco di denaro, di tempo, più disagi. Una persona pensante si deve chiedere perché i siciliani siamo condannati al supplizio dell’emigrazione? Io mi sono data la risposta. Nelle prime righe del post precedente ho scritto: “Per il momento sorvolo sull’argomento”. Subordino l’approfondimento alla condizione che qualcuno mi abbia letto, e desideri che io continui ad esprimere il mio pensiero. In ogni caso, buona domenica a tutti, e grazie a Siciliainformazioni per l’ospitalità.

Interessante quello che dici e mi piacerebbe leggere il resto, ma per restare in sicilia e consumare ci voglio pure i soldi, non credi ?

Anonimo 21 gennaio 2012   19:05

 

Sicilianomiomalgrado

 

 

Ma non è tutto. Arrivati al nord i siciliani affittano un alloggio, incrementando così l’economia del luogo, e di conseguenza lo squilibrio tra Nord e Sicilia. Quando col tempo saranno in condizione di farsi la casa, il divario si estende dall’attività "paracommerciale" a quella edilizia, con l’indotto che feconda l’industria. Non voglio annoiare con ulteriori considerazioni sul tema, ma non posso fare a meno di sfiorare il capitolo “viaggi”. Volente o nolente, il siciliano che si trasferisce al nord, per le svariate cause che si presentano, è costretto a viaggiare un ics numero di volte nel tempo, lui personalmente, o i congiunti rimasti in Sicilia. Parlo per esperienza, avendo un figlio nel Veneto. Spreco di denaro, di tempo, più disagi. Una persona pensante si deve chiedere perché i siciliani siamo condannati al supplizio dell’emigrazione? Io mi sono data la risposta. Nelle prime righe del post precedente ho scritto: “Per il momento sorvolo sull’argomento”. Subordino l’approfondimento alla condizione che qualcuno mi abbia letto, e desideri che io continui ad esprimere il mio pensiero. In ogni caso, buona domenica a tutti, e grazie a Siciliainformazioni per l’ospitalità.

Anonimo 21 gennaio 2012   11:14

 

 

Sicilianomiomalgrado

 

 

 

Leggiamo nell’articolo che: “600 mila siciliani se ne sono andati negli ultimi dieci anni al Nord o all’estero, …”. Mi permetto di tradurre “andati” con “scappati”.

 

Perché i siciliani scappano dalla loro pur bellissima e amatissima terrà? Per il momento sorvolo sull’argomento. Prima è bene approfondire il problema evidenziato dalla Unioncamera, e cioè che la ricchezza prodotta per abitante nel Sud raggiunge a stento i due terzi della media nazionale;”. Facciamo una equazione: Sud uguale Sicilia.

Non conoscendo la quota esatta che va all’estero, faccio l’ipotesi che 500.000 siciliani si trasferiscano al Nord. Anche se in condizioni disagiate, in Sicilia “vivevano”, quindi “consumavano”. Consumando alimentavano produzione e commercio. È esagerato supporre che consumassero 5 euro al giorno pro capite? Moltiplicando 5 per 500.000 il risultato è 2.500.000 (duemilionicinquecentomila). Se si moltiplica questo risultato per 365 giorni (un anno) abbiamo 912.500.000 (novecentododicimilionicinquecentomila). Se, come ho cercato di dimostrare nel post di ieri, il consumo è la base essenziale su cui porre le fondamenta di qualsiasi tipo di azienda votata alla produzione di beni di consumo, ne risulta che i pur scalcinati consumatori siciliani, emigrando impoveriscono la terra che lasciano, e vanno ad arricchire quella ove si stabiliscono. Si pensi all’antica bilancia a due piatti in perfetto equilibrio. Se si toglie un etto da un piatto e si mette sull’altro, il divario diventa di due etti.

Forse il mio ragionamento è debole e presuntuoso. Chiedo scusa se mi son preso l’ardire di farlo.

Anonimo 20 gennaio 2012   17:52

 

Sicilianomiomalgrado

 

 

“L’Unioncamera ha rifatto i conti, scoprendo che la ricchezza prodotta per abitante nel Sud raggiunge a stento i due terzi della media nazionale;”

I siciliani siamo talmente abituati a leggere notizie come questa, che la archiviamo all’istante, senza degnarla della minima riflessione. Se fossimo allenati a riflettere, ci domanderemmo prima di tutto cosa s’intende per “ricchezza prodotta”. Consideriamo il comparto agricolo. Da secoli ricchezza tipica della Sicilia erano i prodotti della terra. Grano, olio d’oliva, vino, agrumi, nocciole e tanto altro ben di Dio.

Ho scritto che i prodotti della terra erano ricchezza, quindi “erano”. al passato. Al presente la produzione sussiste, ma in minore quantità, che, peraltro, rimanendo invenduta, non assurge alla dignità di “ricchezza”, ma al contrario disturba il sonno di chi la vede marcire di giorno in giorno.

Quindi è chiaro che anche i più vitali prodotti alimentari, per diventare ricchezza, debbono incrociare il mercato, ossia il consumo, il quale, contrariamente a quanto ci vogliono far credere i “produttori di ricchezza del nord”, è parte predominante e determinante nel matrimonio tra Produzione e Consumo. Lapalissiano, nevvero? Eppure, scappiamo al nord !  

 

 

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